Visualizzazione post con etichetta Ernesto Assante. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ernesto Assante. Mostra tutti i post

sabato 17 dicembre 2011

33 dischi senza i quali non si può vivere: 3° album

The WHO
Who's Next

Who's Next



Baba O'Riley
(brano 106 della serie 1000 canzoni memorabili)


Bargain


Love Ain't For Keepin
LIVE - Toronto 17/12/1982


My Wife
LIVE at the Royal Albert Hall


The Song Is Over


Getting In Tune


Going Mobile


Behind Blue Eyes
LIVE - London 28/12/1979
(brano 107 della serie 1000 canzoni memorabili)


Link a Won't Get Fooled Again
(già pubblicata tra le 1000 canzoni memorabili)

sabato 17 settembre 2011

33 dischi senza i quali non si può vivere: 2° album

The Beatles
REVOLVER
1966

01. Taxman (Harrison) - 2:39
02. Eleanor Rigby (Lennon, McCartney) - 2:08
03. I'm Only Sleeping (Lennon, McCartney) - 3:02
04. Love You To (Harrison) - 3:01
05. Here, There and Everywhere (Lennon, McCartney) - 2:26
06. Yellow Submarine (Lennon, McCartney) - 2:40
07. She Said She Said (Lennon, McCartney) - 2:37
08. Good Day Sunshine (Lennon, McCartney) - 2:10
09. And Your Bird Can Sing (Lennon, McCartney) - 2:02
10. For No One (Lennon, McCartney) - 2:01
11. Doctor Robert (Lennon, McCartney) - 2:15
12. I Want to Tell You (Harrison) - 2:30
13. Got to Get You into My Life (Lennon, McCartney) - 2:31
14. Tomorrow Never Knows (Lennon, McCartney) - 2:57

(Il testo che segue è tratto dal libro 33 dischi senza i quali non si può vivere di Ernesto Assante e Gino Castaldo)

[…] Durante la lavorazione di Help! John e Paul avevano già abbozzato
Paperback Writer


e Rain

il preludio a Revolver, un eccezionale singolo a due facciate A. Anzi, Revolver potrebbe essere incorniciato da due singoli che l'hanno preceduto e seguito. A precederlo c'è stato Paperback Writer/Rain, a seguire

Strawberry Fields Forever


e Penny Lane

Quattro canzoni di una bellezza inquietante, nuove come ibridi nati da un giardino fatato. In Paperback Writer e Rain ci sono già i germi della rivoluzione musicale che fu completata in Revolver, e a tutti gli effetti fanno parte di quel disco perché furono incise durante le stesse sedute di registrazione. Stava inoltre crescendo la percezione dell'album come entità a se stante, non solo una raccolta di singoli. Già Rubber Soul era stato un notevole passo avanti. Era stato anche l'inizio della fase più creativa e sperimentale. Tutti concordarono sul fatto che Rubber Soul, come dice Bob Spitz, avesse «alzato l'asticella, tanto da spingere i musicisti a ripensare il loro modo di scrivere e registrare canzoni».
Revolver non è solo un disco seminale, è il disco che ha cambiato definitivamente il volto della musica popolare, mutandola senza più tentennamenti in una forma d'arte, completa e immaginifica.
Il gruppo era spinto da una vera e propria ossessione per il suono. Il suono come elemento definitivo, fotografico, pittorico della canzone. Ogni strumento doveva suonare diverso dalla sua naturale inclinazione. Per questo è affascinante ascoltare le trasformazioni dei pezzi (oggi sono ampiamente disponibili versioni demo e prove di studio) dalla prima idea espressa con voce e chitarra fino all'esito finale. Sembra il percorso dell'alchimia: il semplice ferro, in rapida successione, si trasforma immancabilmente in oro.
Quando si ritrovarono in studio il 6 aprile del 1966, la sala era piena di strumenti, e cominciarono dalla fine, dal brano che avrebbe chiuso l'album e che era di gran lunga il più avveniristico. Il titolo era Tomorrow never Knows, un pezzo profetico. L'ultimo brano della sequenza e l'inizio ufficiale dell'avanguardia rock.


John aveva letto L'esperienza psichedelica di Leary, e aveva seguito le istruzioni alla lettera. Spegni la mente, rilassati, galleggia sulla corrente. Un richiamo irresistibile. Si chiuse in casa, ingoiò un acido e l'immagine venne fuori in modo distinto. Il pezzo era su un solo accordo di do maggiore, fatto allora inaudito. Quando uscì il disco fu il pezzo più difficile da accettare, anzi, all'inizio suonava talmente alieno da risultare quasi invisibile, ci voleva del tempo per rendersi conto che c'era e che era l'indicazione più visionaria di tutto l'album.
Ma andiamo per ordine. Il disco comincia con un pezzo firmato da George Harrison, che su Revolver infilò addirittura tre brani, fatto senza precedenti. Il suo ruolo compositivo stava finalmente crescendo all'interno del gruppo. Per Ringo c'erano poche chance.
«Era dura con Lennon e McCartney in giro, – raccontò poi – mi prendevano sempre in giro perché quando arrivavo con una canzone mi dicevano: bella, ma esiste già. Ero bravissimo a riscrivere le canzoni di Jerry Lee Lewis.»
Ma anche per George all'inizio non era stato facile, non lo sarebbe stato per chiunque. Con Revolver la sua figura inizia a prendere corpo. Taxman è il più forte dei tre brani, un pezzo ficcante, una caustica satira contro il governo inglese che in quel periodo bersagliava i contribuenti con aliquote pazzesche (il coretto irride al premier, Mr Wilson). Harrison era infuriato da questo atteggiamento e riversò la sua rabbia nella canzone, utilizzata come apertura del disco.


[…] Harrison scrisse anche Love You To, che rappresenta l'evoluzione del suo interesse per la musica indiana.
[…] Il terzo pezzo, I Want to Tell You, parte invece con una robusta chitarra elettrica, scandita in modo ritmicamente irregolare, del tutto «occidentale». Ma George introduce nel testo l'ispirazione orientale che cominciava a invadere i suoi pensieri:
Voglio dirtelo, ho la testa piena di cose da dire,
quando tu sei qui, tutte queste parole sembrano scivolare via...

parlando di comunicazione e contraddizione tra diversi livelli di coscienza.
[…] Nella cantina di casa della fidanzata Jane Asher, Paul aveva trovato l'ispirazione per qualcosa di completamente nuovo. Era Eleanor Rigby (il nome era ispirato a Eleanor Bron, l'attrice co-protagonista di Help!, e a un negozio della zona portuale di Bristol, Rigby & Amp). Si è scoperto che nel cimitero della chiesa di St. Peter a Woolton, vicino al sobborgo di Alerton nel quale abitò McCartney, c'è una lapide dedicata a una certa Eleanor Rigby (1895-1939). Il Father MacKenzie della canzone doveva essere inizialmente Father McCartney, ma si preferì l'altro cognome, trovato sull'elenco telefonico di Liverpool. Anche John aveva abbozzato qualcosa, e successivamente rivendicò la paternità di buona parte del testo. Sta di fatto che Eleanor Rigby è un capolavoro nel capolavoro, scioccante per il pubblico giovanile di allora, col suo crudo realismo in bianco e nero, contrastante con l'avvento colorato del power flower, perché parlava di morte, di solitudine, con immagini letterariamente straordinarie. Eleanor Rigby, dice la canzone nel suo memorabile incipit, «picks up the rice in the church where a wedding has been», raccoglie il riso gettato sugli sposi, immagine sublime e agghiacciante allo stesso tempo che in poche parole evoca un'intera esistenza, e «waits at the window, wearing the face that she keeps in a jar by the door», aspetta alla finestra indossando un viso che tiene in un vaso accanto alla porta. E' uno dei punti più alti della scrittura beatlesiana.

(Video tratto dal film Yellow Submarine)

[…] Lo stile di Lennon irrompeva nel disco subito dopo Eleanor Rigby col sognante elogio della pigrizia di I'm only Sleeping, un'oppiacea invocazione di pace, la voglia di sognare quietamente, di coltivare lo stato del dormiveglia, come fosse un crepuscolo della coscienza. In fondo, dice Lennon, sto solo dormendo.


[…] Here, There and Everywhere è una tipica ballata romantica di Paul, deliziosa, con una bella progressione di accordi e un prezioso lavoro sui cori.


[…] Che i Beatles ne fossero coscienti o meno, il disco era talmente avanti che le reazioni della critica furono divergenti, confuse. Era un disco che tutto sommato ancora non riuscivano a capire. Il pubblico, più disponibile, lo accettò immediatamente ma ci mise mesi per mettere a fuoco tutto quello che conteneva, grazie alla molteplicità dei livelli che offriva. C'erano canzoni più semplici e altre decisamente avveniristiche.
Di fatto Revolver ha mutato radicalmente il modo in cui si pensavano e realizzavano i dischi, ha cambiato la percezione del disco, da semplice raccolta di pezzi a opera, da basilare intrattenimento a forma d'arte. Aveva disegnato un nuovo orizzonte, una prospettiva che in quel momento sembrava illimitata.

lunedì 22 agosto 2011

33 dischi senza i quali non si può vivere: 1° album

Questo è il libro:
33 dischi senza i quali non si può vivere



Questo è il primo album che propongo:
Pink Floyd
The Dark Side of the Moon - Pink Floyd
The Dark Side of the Moon
(1973)



Questo è il brano che vi faccio ascoltare:
Us and Them
(A pagina 222 del libro) « Subito dopo arriva Us and Them, uno dei pezzi migliori di tutto il disco, scritto già nel 1969 per il film Zabriskie Point ma scartato da Antonioni, che disse: "È bello, ma è così triste, mi fa pensare alla Chiesa", rimasto nel cassetto fino al momento di registrare The Dark Side of the Moon. È il pezzo dove viene meglio dichiarata l'intenzione di evocare l'empatia tra gli esseri umani. Il verso

Noi e loro
e dopotutto siamo solo uomini comuni

è una botta di genio, e suona quasi ironica, cantata all'interno del più ambizioso progetto musicale mai tentato dalla musica pop, un viaggio condotto nei binari di una quasi soprannaturale maestria tecnica, narrato sul doppio registro dei massimi e dei minimi sistemi, illustrato in copertina dall'essenza della luce e da un prisma che ricorda la perfezione geometrica della piramide. Non c'è nulla di ordinario, e proprio per questo il pezzo risulta struggente, come un'invocazione di semplicità arrivata dai vulcani attivi del pianeta Venere. Il suono è di nuovo liquido, il tempo rallentato, come se fosse frutto di una sottile alterazione della percezione. La voce viene ribattuta in eco, spinta verso un orizzonte lontano e senza fine. È densa, ma allo stesso tempo piena di spazi lasciati semplicemente vuoti, un trionfo crepuscolare, uno dei pezzi prediletti dallo "sballo" dell'epoca, soprattutto nell'evoluzione finale, nella lunga coda che diventa Any Colour You Like... »



Us and Them
(Waters, Wright)

Us and them
and after all we're only ordinary men
me and you
God only knows it's not what we would choose to do
forward he cried from the rear
and the front rank died
and the General sat, and the lines on the map
moved from side to side

Black and blue
and who knows which is which and who is who
up and down
and in the end it's only round and round and round
haven't you heard it's a battle of words
the poster bearer cried
listen, son, said the man with the gun
there's room for you inside

Down and out
it can't be helped but there's a lot of it about
with, without
and who'll deny it's what the fighting's all about
out of the way, it's a busy day
I've got things on my mind
for want of the price of tea and a slice
the old man died