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giovedì 23 febbraio 2012

1000 canzoni: brano 198

Canzone 198 della serie 1000 canzoni memorabili


The Beatles
Hey Jude - 1968

sabato 3 dicembre 2011

1000 canzoni: brani 101 e 102

Canzoni 101 e 102 della mia serie
1000 canzoni memorabili:


The Beatles
In My Life


The Beatles
A Day In The Life

martedì 1 novembre 2011

Songs covered by The Beatles (1)


Mr. Moonlight (written by Roy Lee Johnson)

Registrata per la prima volta da:
Dr Feelgood (aka Piano Red) - 1962


Registrazioni successive:

The Merseybeats - 1963


The Hollies - 1963


The Beatles - 1964

lunedì 17 ottobre 2011

Here comes the sun

venerdì 7 ottobre 2011

My Album Collection: "With the Beatles" - The Beatles

Dall'album With the Beatles del 1963
(2° album dei BEATLES)
With the Beatles


All I've got to do
autori: Lennon/McCartney
voce: Lennon – cori: McCartney/Harrison



Don't bother me
autore e voce: Harrison



Till there was you
autore: Meredith Willson
voce: McCartney



Not a second time
autori: Lennon/McCartney
voce: Lennon

giovedì 6 ottobre 2011

My Album Collection: "Please Please Me" - The Beatles

Dall'album Please Please Me del 1963
(1° album dei BEATLES)
Please Please Me


Ask me why



There's a place

sabato 24 settembre 2011

Sabato mattina - Twist and Shout

La prima cosa che ho detto stamattina è stata: Twist and Shout. Sotto le coperte, gli occhi chiusi, in uno stato quasi comatoso: ho aperto la bocca e ho esclamato Twist and Shout. Dirlo a bocca chiusa sarebbe stato difficile.

Se a letto con me ci fosse stato qualcuno, non avrei detto Twist and Shout perché non avrei pensato ai Beatles. Se a letto con me ci fosse stato qualcuno, avrei detto sicuramente qualcos'altro. Oppure, senza dire niente, avrei fatto qualcosa. O forse mi sarei svegliata perché lui aveva già iniziato a fare qualcosa. Di certo, io e lui, avremmo passato un bel sabato mattina a letto. Oggi non ho preblemi di orari. Oggi non lavoro, e neppure domani.

Però, ripensandoci, avrei potuto dire Twist and Shout anche se avessi diviso il letto con un uomo. Ad esempio, avrei potuto dirlo se lui si fosse alzato prima di me e avesse messo su il cd Please Please Me. E di sicuro, prima di Twist and Shout, avrei detto tante altre cose, tipo Love, love me do. You know I love you. I'll always be true. So please, love me do. Mi conosco. Avrei cantato tutte le canzoni dell'album, se non avessi avuto la bocca occupata a baciare e a... vabbeh, ci siamo capiti. Ma dato che a volte sono distratta, soprattutto al mattino, avrei potuto benissimo scambiare il pene per un microfono (e viceversa).

Cambiamo discorso... ho appena attivato la mia prima adozione a distanza: www.sositalia.it. Era una cosa che pensavo di fare da tempo. Stamattina l'ho fatta. Twist and Shout!

sabato 17 settembre 2011

33 dischi senza i quali non si può vivere: 2° album

The Beatles
REVOLVER
1966

01. Taxman (Harrison) - 2:39
02. Eleanor Rigby (Lennon, McCartney) - 2:08
03. I'm Only Sleeping (Lennon, McCartney) - 3:02
04. Love You To (Harrison) - 3:01
05. Here, There and Everywhere (Lennon, McCartney) - 2:26
06. Yellow Submarine (Lennon, McCartney) - 2:40
07. She Said She Said (Lennon, McCartney) - 2:37
08. Good Day Sunshine (Lennon, McCartney) - 2:10
09. And Your Bird Can Sing (Lennon, McCartney) - 2:02
10. For No One (Lennon, McCartney) - 2:01
11. Doctor Robert (Lennon, McCartney) - 2:15
12. I Want to Tell You (Harrison) - 2:30
13. Got to Get You into My Life (Lennon, McCartney) - 2:31
14. Tomorrow Never Knows (Lennon, McCartney) - 2:57

(Il testo che segue è tratto dal libro 33 dischi senza i quali non si può vivere di Ernesto Assante e Gino Castaldo)

[…] Durante la lavorazione di Help! John e Paul avevano già abbozzato
Paperback Writer


e Rain

il preludio a Revolver, un eccezionale singolo a due facciate A. Anzi, Revolver potrebbe essere incorniciato da due singoli che l'hanno preceduto e seguito. A precederlo c'è stato Paperback Writer/Rain, a seguire

Strawberry Fields Forever


e Penny Lane

Quattro canzoni di una bellezza inquietante, nuove come ibridi nati da un giardino fatato. In Paperback Writer e Rain ci sono già i germi della rivoluzione musicale che fu completata in Revolver, e a tutti gli effetti fanno parte di quel disco perché furono incise durante le stesse sedute di registrazione. Stava inoltre crescendo la percezione dell'album come entità a se stante, non solo una raccolta di singoli. Già Rubber Soul era stato un notevole passo avanti. Era stato anche l'inizio della fase più creativa e sperimentale. Tutti concordarono sul fatto che Rubber Soul, come dice Bob Spitz, avesse «alzato l'asticella, tanto da spingere i musicisti a ripensare il loro modo di scrivere e registrare canzoni».
Revolver non è solo un disco seminale, è il disco che ha cambiato definitivamente il volto della musica popolare, mutandola senza più tentennamenti in una forma d'arte, completa e immaginifica.
Il gruppo era spinto da una vera e propria ossessione per il suono. Il suono come elemento definitivo, fotografico, pittorico della canzone. Ogni strumento doveva suonare diverso dalla sua naturale inclinazione. Per questo è affascinante ascoltare le trasformazioni dei pezzi (oggi sono ampiamente disponibili versioni demo e prove di studio) dalla prima idea espressa con voce e chitarra fino all'esito finale. Sembra il percorso dell'alchimia: il semplice ferro, in rapida successione, si trasforma immancabilmente in oro.
Quando si ritrovarono in studio il 6 aprile del 1966, la sala era piena di strumenti, e cominciarono dalla fine, dal brano che avrebbe chiuso l'album e che era di gran lunga il più avveniristico. Il titolo era Tomorrow never Knows, un pezzo profetico. L'ultimo brano della sequenza e l'inizio ufficiale dell'avanguardia rock.


John aveva letto L'esperienza psichedelica di Leary, e aveva seguito le istruzioni alla lettera. Spegni la mente, rilassati, galleggia sulla corrente. Un richiamo irresistibile. Si chiuse in casa, ingoiò un acido e l'immagine venne fuori in modo distinto. Il pezzo era su un solo accordo di do maggiore, fatto allora inaudito. Quando uscì il disco fu il pezzo più difficile da accettare, anzi, all'inizio suonava talmente alieno da risultare quasi invisibile, ci voleva del tempo per rendersi conto che c'era e che era l'indicazione più visionaria di tutto l'album.
Ma andiamo per ordine. Il disco comincia con un pezzo firmato da George Harrison, che su Revolver infilò addirittura tre brani, fatto senza precedenti. Il suo ruolo compositivo stava finalmente crescendo all'interno del gruppo. Per Ringo c'erano poche chance.
«Era dura con Lennon e McCartney in giro, – raccontò poi – mi prendevano sempre in giro perché quando arrivavo con una canzone mi dicevano: bella, ma esiste già. Ero bravissimo a riscrivere le canzoni di Jerry Lee Lewis.»
Ma anche per George all'inizio non era stato facile, non lo sarebbe stato per chiunque. Con Revolver la sua figura inizia a prendere corpo. Taxman è il più forte dei tre brani, un pezzo ficcante, una caustica satira contro il governo inglese che in quel periodo bersagliava i contribuenti con aliquote pazzesche (il coretto irride al premier, Mr Wilson). Harrison era infuriato da questo atteggiamento e riversò la sua rabbia nella canzone, utilizzata come apertura del disco.


[…] Harrison scrisse anche Love You To, che rappresenta l'evoluzione del suo interesse per la musica indiana.
[…] Il terzo pezzo, I Want to Tell You, parte invece con una robusta chitarra elettrica, scandita in modo ritmicamente irregolare, del tutto «occidentale». Ma George introduce nel testo l'ispirazione orientale che cominciava a invadere i suoi pensieri:
Voglio dirtelo, ho la testa piena di cose da dire,
quando tu sei qui, tutte queste parole sembrano scivolare via...

parlando di comunicazione e contraddizione tra diversi livelli di coscienza.
[…] Nella cantina di casa della fidanzata Jane Asher, Paul aveva trovato l'ispirazione per qualcosa di completamente nuovo. Era Eleanor Rigby (il nome era ispirato a Eleanor Bron, l'attrice co-protagonista di Help!, e a un negozio della zona portuale di Bristol, Rigby & Amp). Si è scoperto che nel cimitero della chiesa di St. Peter a Woolton, vicino al sobborgo di Alerton nel quale abitò McCartney, c'è una lapide dedicata a una certa Eleanor Rigby (1895-1939). Il Father MacKenzie della canzone doveva essere inizialmente Father McCartney, ma si preferì l'altro cognome, trovato sull'elenco telefonico di Liverpool. Anche John aveva abbozzato qualcosa, e successivamente rivendicò la paternità di buona parte del testo. Sta di fatto che Eleanor Rigby è un capolavoro nel capolavoro, scioccante per il pubblico giovanile di allora, col suo crudo realismo in bianco e nero, contrastante con l'avvento colorato del power flower, perché parlava di morte, di solitudine, con immagini letterariamente straordinarie. Eleanor Rigby, dice la canzone nel suo memorabile incipit, «picks up the rice in the church where a wedding has been», raccoglie il riso gettato sugli sposi, immagine sublime e agghiacciante allo stesso tempo che in poche parole evoca un'intera esistenza, e «waits at the window, wearing the face that she keeps in a jar by the door», aspetta alla finestra indossando un viso che tiene in un vaso accanto alla porta. E' uno dei punti più alti della scrittura beatlesiana.

(Video tratto dal film Yellow Submarine)

[…] Lo stile di Lennon irrompeva nel disco subito dopo Eleanor Rigby col sognante elogio della pigrizia di I'm only Sleeping, un'oppiacea invocazione di pace, la voglia di sognare quietamente, di coltivare lo stato del dormiveglia, come fosse un crepuscolo della coscienza. In fondo, dice Lennon, sto solo dormendo.


[…] Here, There and Everywhere è una tipica ballata romantica di Paul, deliziosa, con una bella progressione di accordi e un prezioso lavoro sui cori.


[…] Che i Beatles ne fossero coscienti o meno, il disco era talmente avanti che le reazioni della critica furono divergenti, confuse. Era un disco che tutto sommato ancora non riuscivano a capire. Il pubblico, più disponibile, lo accettò immediatamente ma ci mise mesi per mettere a fuoco tutto quello che conteneva, grazie alla molteplicità dei livelli che offriva. C'erano canzoni più semplici e altre decisamente avveniristiche.
Di fatto Revolver ha mutato radicalmente il modo in cui si pensavano e realizzavano i dischi, ha cambiato la percezione del disco, da semplice raccolta di pezzi a opera, da basilare intrattenimento a forma d'arte. Aveva disegnato un nuovo orizzonte, una prospettiva che in quel momento sembrava illimitata.

giovedì 15 settembre 2011

lunedì 12 settembre 2011

BEATLES

A volte mi blocco. Vorrei scrivere delle cose, poi mi fermo a pensare e non le scrivo più. Stasera ho soltanto voglia di ascoltare i BEATLES...

Blackbird



Mother Nature's Son



Julia



Here, There and Everywhere



And I Love Her



I Should Have Known Better
Ogni volta che ascolto questa canzone non resisto: devo ballarla e cantarla!
E a proposito di canto: sotto questo video, pubblico la mia registrazione del 2007.

mercoledì 7 settembre 2011

venerdì 2 settembre 2011

giovedì 18 agosto 2011

1000 canzoni: brano numero 8


Come ho già detto, il mio riferimento principale per i post 1000 canzoni memorabili è il libro 1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita di Ezio Guaitamacchi. Nel primo post della serie espressi l'intenzione di effettuare qualche taglio e sostituzione poiché, secondo il mio modesto parere, nel libro di Guaitamacchi abbondano canzoni italiane e mancano alcuni artisti stranieri che non possono essere omessi (ad esempio i MUSE).
Per cominciare, tra i titoli che iniziano con un numero ho deciso di tagliare la canzone 50 Special dei Lunapop, e tra i titoli che iniziano con A ho deciso di inserire questa canzone dei Beatles (anche se nel libro di Guaitamacchi sono presenti ben 11 brani dei Fab Four).

Ottava canzone della serie 1000 canzoni memorabili:
Across the universe
dei BEATLES


venerdì 29 luglio 2011

Good Morning, Good Morning

Good Night Insomnia

Non riesco a dormire...

Good Night - The Beatles




Cercando "Good Night Insomnia" su Google ho trovato questo videoclip (è talmente brutto che mi fa ridere)